INDENNITÀ DI MALATTIA IN IPOTESI DI TRASFERIMENTO DEL LAVORATORE MALATO IN ALTRO PAESE UE

INDENNITÀ DI MALATTIA IN IPOTESI DI TRASFERIMENTO DEL LAVORATORE MALATO IN ALTRO PAESE UE

L’Inps, con messaggio n. 4271 del 16 novembre 2018, ha fornito chiarimenti in ordine ai numerosi quesiti sulla perdurante validità, pur nel mutato quadro normativo europeo, delle indicazioni fornite con circolare n. 192/1996 in merito alla necessità dell’autorizzazione al trasferimento in Paesi UE di lavoratori in costanza di malattia.

Il provvedimento di autorizzazione va riqualificato alla stregua di una valutazione medico legale esclusivamente tesa a escludere eventuali rischi di aggravamento del paziente, derivanti dal trasferimento medesimo, in ragione dei maggiori costi per indennità di malattia che una tale circostanza comporterebbe a carico dell’Istituto. Pertanto, qualora il paziente effettui comunque il trasferimento, nonostante il parere negativo dell’Inps, verrà applicato l’istituto della sospensione del diritto all’indennità economica. Appare evidente che i predetti chiarimenti riguardano solo il caso di provvedimenti di autorizzazione rilasciati dall’l’Inps e non anche le eventuali autorizzazioni Asl, che attengono ai profili, di diversa natura, relativi alla copertura delle prestazioni sanitarie erogabili in convenzione all’estero. Ai fini, pertanto, del riconoscimento dell’indennità di malattia, il lavoratore che intenda trasferirsi in altro Paese UE dovrà procedere con una preventiva comunicazione alla Struttura territoriale Inps di competenza per le necessarie valutazioni medico legali; la struttura competente provvederà a convocare il prima possibile il lavoratore a visita di controllo ambulatoriale, sia al fine di accertare l’effettivo stato di incapacità al lavoro sia per verificare che non vi sia alcun rischio di aggravamento conseguente al trasferimento all’estero. Espletata la visita, sarà rilasciato al lavoratore un verbale valutativo da redigere sull’apposito modello allegato al messaggio in parola. In tale sede, il lavoratore potrà fornire l’indirizzo di reperibilità all’estero per eventuali possibili controlli medico legali.